Lunedì 10 Dicembre 2018

Il sito Scandali finanziari descrive i principali crac finanziari dell'ultimo decennio. Pone in evidenza le responsabilità del sistema bancario e finanziario ed illustra i meccanismi attraverso i quali le crisi che stiamo vivendo si trasmettono all'economia reale, complicando la situazione di famiglie e piccole e medie imprese. Scandali finanziari è altresì uno strumento di aggiornamento continuo , con delle news relative all'evoluzione dell'attuale crisi economica e alle misure introdotte per farvi fronte. Il sito offre, al contempo, la possibilità di acquistare il volume "crisi"che delinea le possibili definitive soluzioni da intraprendere, idonee a garantire stabili condizioni economiche di prosperità diffusa.


Il Crack Parmalat

Si tratta di uno dei più grandi casi di bancarotta fraudolenta a livello mondiale. Il buco si aggira intorno ai 14 miliardi di Euro, 7 dei quali riguardano prestiti obbligazionari. I risparmiatori italiani coinvolti sono circa 130.000 tra azionisti, che si sono visti praticamente azzerato il valore del loro patrimonio, e sottoscrittori di obbligazioni per circa 2 miliardi di Euro.

La dimensione del crack è riconducibile alle dimensioni della Parmalat che è una multinazionale, presente nei cinque continenti con oltre 36.000 dipendenti.

L'epilogo avviene il 19 Dicembre del 2003, ma le prime avvisaglie concrete si hanno a partire dal Febbraio dello stesso anno quando Parmalat prima annuncia di voler ricorrere ad un prestito obbligazionario di 500 milioni di euro, da collocare presso investitori istituzionali, poi, su richiesta di chiarimenti da parte della Consob (l'autorità di vigilanza), pur di non fornire spiegazioni, decide di ritirare l'emissione obbligazionaria annunciata. A Marzo del 2003 il patron Calisto Tanzi viene invitato a fornire al mercato maggiori informazioni circa la situazione economico finanziaria del gruppo Parmalat, ma lo stesso glissa la richiesta adducendo che l'imminente approvazione del bilancio riferito all'esercizio del 2002 avrebbe dissipato ogni dubbio. Ma proprio il bilancio del 2002, approvato a fine Marzo, alimenta i dubbi della comunità finanziaria. La società pur dichiarando una liquidità superiore a 4 miliardi di euro continuava a richiedere finanziamenti, soprattutto sotto forma di prestiti obbligazionari.

L'anomalia viene giustificata dalla Parmalat sulla base che l'elevato grado di liquidità avrebbe consentito al gruppo di consolidare la sua politica di espansione, poiché, solo grazie a somme prontamente disponibili, si sarebbero potute cogliere le opportunità d'investimento che si fossero presentate sul mercato. Una balla abbastanza evidente. Tuttavia tale giustificazione ai più è parsa sufficiente, infatti né il collegio sindacale (organo di vigilanza interno alla stessa società), né le società di revisione del bilancio esprimono alcun rilievo critico in merito alla situazione della società. Tantomeno le agenzie di rating accennano ad un declassamento. Anche la Consob ci va con i piedi di piombo, quasi avesse timore a smascherare un'evidente colossale frode societaria. L'autorità di vigilanza tuttavia richiede con sempre maggiore insistenza chiarimenti ed informazioni.

Viene prodotto un documento, evidentemente falso, che attesta disponibilità liquide presso la Bank of America per 3,95 miliardi di euro. Nonostante ciò a smascherare lo scandalo non è né l'evidenza dello stato dell'arte né le ispezioni e le verifiche, ma il normale corso degli eventi. Il 9 Dicembre Parmalat deve rimborsare un prestito obbligazionario di 150 milioni di Euro ma prende tempo fino al 15 Dicembre. Com'è possibile che una società che dichiara 4 miliardi di pronta liquidità non riesca a rimborsare 150 milioni di Euro? Finalmente la Consob (apriti cielo) chiede alla Gran Thornton, una delle due società di revisione, di verificare l'esistenza della liquidità presso la Bank of America sottoponendo alla stessa il documento che attestava l'esistenza del saldo di conto corrente.

Il 17 Dicembre la Bank of America comunica che quel documento è falso, quindi i soldi non esistono. Il 18 Dicembre vengono informate le procure di Milano e di Parma, vista la rilevanza penale di molti dei comportamenti emersi. Parmalat è insolvente ed il buco è colossale. L'intervento dello Stato italiano ha salvato la società dal fallimento ma non i singoli risparmiatori dalle perdite subite. Dalle successive indagini giudiziarie è emerso che il buco, da qualcuno, giustamente, definito voragine, ha origini ben lontane, si parla di fine anni 90. Com'è possibile che nessuno abbia mai rilevato anomalie?

Eppure i segnali c'erano, anche a fronte di bilanci falsati. Ad una rapida crescita del gruppo non è mai corrisposto un'aumento della redditività, semmai un suo progressivo deterioramento accompagnato da un livello d'indebitamento sempre più elevato, per non parlare di una vasta rete di società collegate costituite tra i Caraibi e le isole Cayman, rivelatisi il perno della mega truffa. Insomma il gruppo Parmalat non ha mai brillato in trasparenza, ma nessuno sa o hai mai saputo, tant'è che persino a ridosso del default, il 29 Settembre del 2003, veniva effettuata l'ennesima emissione obbligazionaria accompagnata da un rating come sempre elevato. E i soggetti che avrebbero dovuto controllare quali: il collegio sindacale, le due società di revisione, la Consob, dov'erano? Dalle indagini giudiziarie sono emersi importanti e stretti legami tra Tanzi e vasti settori della politica che probabilmente hanno influito sulle coperture di cui il gruppo ha goduto. Sul fronte giudiziario Calisto Tanzi è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione, per tutti gli altri imputati una serie di proscioglimenti e pene minori. È stata riconosciuta la responsabilità delle due società di revisione: la Gran Thornton e la Deloitte and Touche, che hanno nel frattempo risarcito migliaia di parti civili. Sul fronte dei risparmiatori nulla da fare per gli azionisti, mentre gli obbligazionisti stanno ottenendo risarcimenti solo parziali.

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